![]() |
| Natalia Magni sul palco di Villa San Giovanni (foto di Elvira Alfida Costarella) |
Le azioni di Orsetta ruotano e prendono forma grazie a uno sgabello, sistemato al centro della scena su di un grande tappeto verde. Ai lati, due piantine di tulipani e corone di fiori. Sparsi sul palcoscenico, petali variopinti di rose (lancerà in tempi diversi gli stessi dalla borsa, possibile sinonimo di un auspicato giorno nuziale). Ci viene presentato come letto, diventa sgabello, si presa come pulpito per il discorso funebre della zia Emma (che le lascia in eredità il tanto desiderato cottage), diventa protagonista del trasloco in campagna in una casa vuota, abbandonata da Filippo dopo 9 mesi di amore.
La forma drammaturgica di questo monologo è circolare: parte dall'Asl in cui fa terapia con un “invisibile” psicologo costretta dall'amica ansiosa, e lì ritorna che di diverso ha solo il cottage. Perché se è vero che non sempre possiamo cambiare le situazioni che viviamo, è altrettanto certo che possiamo scegliere come reagire: «Dottore, ho 40 anni suonati. Non ho un marito, non ho figli e faccio un lavoro inutile. Oppure sono nel pieno della mia splendida maturità, sono libera e indipendente e riesco a sopravvivere con la mia creatività», in una versione chapliniana della vita che dichiarava: «Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all'odio e al terrore».
È una Julie Andrews dei nostri giorni (“My Favorite Things” tratta dal musical "Tutti insieme appassionatamente" è il leitmotiv dello spettacolo, cantata da lei stessa e arrangiata in più versioni), che elenca le «cose che piacciono a me», ma nessuno la ascolta.
Interpretato con estremo umorismo, gioco-forza di un grande talento attoriale, questo spettacolo non cade mai nell'autocommiserazione dell'essere; non vive di disperazione o di vittimismi, anzi, affronta tutte le sconfitte con la carta vincente dell'autoironia e di una “goffaggine” catartica, anche se la vita da “gattara” è lì proprio dietro l'angolo.
Natalia Magni strappa molte risate e rilassa gli animi; arriva al vissuto di tanti perché, almeno una volta nella vita la frase: «Basta! Mi rifiuto di compiangermi per un altro amore finito male», molta gente l'ha pronunciata.
Lo spettacolo è stato finalista al concorso “Laura Casadonte 2016” promosso dal Teatro della Maruca di Crotone, che premia la comicità come riflessione sulle contraddizioni del vivere quotidiano.
Pubblicato sul Corriere della Calabria Lunedì, 15 Gennaio 2018 18:01






